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Nel dopoguerra il camionista era una figura romantica, come il marinaio: sempre in viaggio, appariva agli occhi della gente come un fortunato giramondo con una fidanzata in ogni città. Oggi la realtà è ben diversa: quello del trasportatore è un mestiere faticoso, stressante, mal retribuito. È sempre più difficile trovare giovani che rimpiazzino gli anziani. Non a caso vediamo spesso autisti extracomunitari alla guida dei pesanti automezzi. Se un tempo per questo mestiere bastava garantire la puntualità e avere un mezzo che funzionasse, oggi questo non è più sufficiente. Il mercato si è dilatato a livello mondiale e bisogna essere in grado di offrire un servizio adeguato alla domanda. La politica dei trasporti a livello europeo si sta orientando, anche se a lungo termine, verso una riduzione del traffico su gomma a favore di quello su ferro: per questo la categoria deve assolutamente essere un soggetto attivo in questa fase di ristrutturazione, favorendo un salto di qualità in sintonia con i tempi. Il sistema dei trasporti si caratterizzerà sempre più come una "rete" fra vettori e strutture di interscambio, alle quali l'autotrasportatore farà riferimento per tutta la movimentazione delle merci. L'alternativa è rimanere tagliati fuori, subendo l'invasione e la colonizzazione delle grandi holding internazionali. Per incrementare la redditività è quindi essenziale ottimizzare le percorrenze, programmare gli spostamenti e la contrattazione del lavoro in collaborazione con i colleghi, dotandosi di strutture adeguate, investendo nella telematica e nei nuovi sistemi di comunicazione. Ormai le destinazioni del trasporto riguardano ogni angolo del pianeta: i costruttori di scafi off-shore del lago di Lecco, ad esempio, spediscono le loro imbarcazioni fino negli Emirati Arabi e in America.
 
     
 
LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL
"Dopo un lunghissimo periodo di crisi, anche gli autotrasportatori cominciano ad intravedere un barlume di luce nel loro futuro. Purtroppo la riforma nazionale del settore non solo non ha prodotto i risultati sperati, ma al contrario ha alimentato la confusione. I problemi, lo abbiamo sempre sostenuto, vanno affrontati a livello europeo con regole comuni a tutte le nazioni dell'Unione, ed oggi si sta finalmente muovendo qualcosa. Ci si sta rendendo conto come sia inadeguata e intollerabile una normativa che permette, ad esempio, ad un'impresa di trasporti olandese di operare in Italia con dipendenti polacchi e romeni retribuiti secondo la disciplina del loro Paese d'origine, solo grazie all'escamotage di aprire un ufficetto di rappresentanza a Varsavia o a Bucarest. Con costi inferiori addirittura di un terzo rispetto ai nostri, con autisti che, per 500 euro al mese, bivaccano per mesi in giro per l'Europa senza rispettare tempi di guida e di riposo, con gravissimo pericolo per la sicurezza delle nostre strade. Queste forme di concorrenza distorta e sleale (che rappresentano peraltro anche una vergognosa forma di schiavitù per i conducenti dell'Est) stanno mettendo in ginocchio le nostre imprese. Occorre controllare il cabotaggio mantenendolo nei limiti stabiliti, imporre il rispetto delle disposizioni legali e mettere a punto adeguati strumenti di repressione, in modo da poter perseguire quei trasportatori con licenza comunitaria che operano fuori dalle regole, approfittando dei "buchi" nelle maglie della normativa europea".
La speranza dei trasportatori è che presto vengano recepite e tradotte in legge le riforme annunciate, che Confartigianato e le altre associazioni di settore stanno congiuntamente invocando.
 
     
 
L'ALBO DEI TRASPORTATORI
Da anni i trasportatori sono tenuti a pagare l'iscrizione all'Albo. È arrivato il momento di dare un reale potere giuridico e istituzionale a questo strumento, che finora è servito solo ad alimentare l'attività delle commissioni consultive provinciali per l'accesso alla professione ed organizzare episodici controlli con "revisioni mobili" sulle strade. Ora dobbiamo pensare a un Albo al passo con i tempi, che abbia l'autorità non solo per richiamare al rispetto delle leggi, ma che possa efficacemente intervenire con sanzioni amministrative e penali nei confronti di chi non osserva le regole della circolazione, di chi ignora tempi di guida e di riposo, dei molti "furbi" che affollano strade e autostrade con veicoli fuori peso burlandosi delle precise disposizioni dell'articolo 10 del Codice della Strada.

Le Associazioni di categoria, in prima fila Confartigianato trasporti, sollecitano da tempo misure in tal senso. La Francia sta già attuando radicali azioni di repressione in tal senso, operando con veri e propri "blitz" delle forze di polizia nei confronti delle ditte che costringono i dipendenti a lavorare oltre i limiti consentiti, arrivando perfino a sequestrare i mezzi ed arrestare gli autisti. L'ultima "sorpresa" per la categoria è arrivata alla fine di maggio, con l'innalzamento di circa il 70% dei diritti incassati dalla Motorizzazione Civile per le revisioni dei veicoli pesanti. "Gli aumenti per le revisioni inaspriranno il prelievo sulla nostra categoria già alle prese con un'insopportabile pressione fiscale e con le inadempienze del Governo rispetto agli impegni sottoscritti nel Protocollo d'intesa del 7 febbraio scorso. Il disinteresse nei confronti dell'autotrasporto merci, rappresentato in Italia da 150 mila aziende con oltre 400.000 occupati che trasportano ogni anno quasi 200 miliardi di tonnellate/Km di merci e che realizzano il 12% del Pil, non fa che alimentare il fenomeno dell'abusivismo e delle attività irregolari".
 
     
 
UNITI SI VINCE
Un appello ai trasportatori è doveroso, auspicando una maggior apertura al dialogo nella categoria, superando le reciproche diffidenze: "Impariamo ad essere imprenditori, impariamo a lavorare insieme, a "fare squadra", a risolvere i problemi con il confronto.
È inutile e controproducente farsi concorrenza per due lire in più.
Molto meglio collaborare, facendo leva sull'organizzazione offerta dalle Associazioni di categoria, impegnandoci ad attuare quelle strategie comuni che non saremmo mai in grado di intraprendere singolarmente.
Muovendoci all'interno di una logica d'impresa, pur mantenendo ognuno la nostra identità, si aprirebbero grosse opportunità per diventare finalmente protagonisti, soggetti e non più "oggetti" del mercato. Agitazioni, fermi, scioperi, ma soprattutto una grande voglia di confrontarsi, di inventare nuove strategie, di cambiare. Così gli artigiani dell'autotrasporto stanno combattendo la loro battaglia per entrare nel futuro.
 
     
 

COSA CHIEDONO GLI AUTOTRASPORTATORI
Gli autotrasportatori chiedono risposte urgenti e concrete al Governo su una serie di problematiche che mettono a rischio la sopravvivenza delle imprese. La questione primaria è la spendibilità effettiva delle risorse, già stanziate da tempo, a sostegno del comparto e dei processi di ammodernamento, il completamento della riforma, la realizzazione di infrastrutture, maggiori controlli e norme di sicurezza di tipo europeo.
Anche gli accordi di settore non sempre funzionano. Anche laddove si trovavano soluzioni rispetto alle possibili condizioni di erogazione dei servizi, con l'avvento della riforma si restituisce tutto al mercato e quindi, di conseguenza, si grava sulle imprese di autotrasporto. Altro problema è quello dei continui rincari del gasolio e dei costi. Occorre intervenire immediatamente ed assumere tutte le misure possibili ad evitare che la situazione si aggravi ulteriormente. I trasportatori propongono l'istituzione di una forma di gasolio professionale a prezzi agevolati per la categoria, come già avviene per il settore della pesca. In caso contrario si andrà ad aggravare una situazione già critica per un settore fortemente indebitato e in competizione con vettori internazionali per i quali, invece, i costi sono inferiori del 50%. Un pesante gap che non trova, tra l'altro, compensazione nelle tariffe. Infatti, nonostante le evidenti lievitazioni delle spese, paradossalmente le tariffe dei servizi continuano a scendere a causa di una riforma del settore che lascia ampi spazi ad una sfrenata competizione agendo sulla cronica debolezza contrattuale delle imprese". Riguardo al problema delle infrastrutture gli autotrasportatori lamentano infine la costante diminuzione delle velocità commerciali, le congestioni che si formano per gli accessi alle infrastrutture primarie e l'assenza di aree di sosta attrezzate tali da consentire il rispetto dei tempi di guida e quelli di riposo.
È necessario riattivare la funzionalità del mercato e rimettere mano alla riforma dell'autotrasporto in quanto, con l'obiettivo di liberalizzare in modo regolamentato il settore, si è finito per favorire una vera e propria deregolamentazione.

 
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